Io capitano
Regia di Matteo Garrone (2023)
Ph. credits: ANSA
In un’odissea contemporanea, Seydou e Moussa lasciano Dakar per raggiungere l’Europa, attraverso le insidie del deserto, gli orrori dei centri di detenzione in Libia e i pericoli del mare.
Quante volte ascoltiamo in televisione la tragedia dei migranti, ma sappiamo per davvero di cosa si tratta? Nei Cpia come il nostro si ha di continuo la possibilità di conoscere per davvero quel mondo esperienziale che ogni migrante si porta dietro. Una scia d’orrore che non basterebbe un’infinità di parole per definirlo. Con questo film il regista ci vuole rendere partecipi di una realtà che non possiamo e non dobbiamo più far finta di non sapere perché la coscienza urla le ragioni di un’umanità vilipesa, snaturata e fortemente compromessa a causa di individualità egoistiche, narcisistiche, manipolatrici ed interessate al vile denaro o al potere.
La semplicità di un cuore buono, genuino, spontaneo si rivela facilmente attraverso un sorriso che diviene raggio di vita, questo il loro insegnamento per tutti noi.
Di giallo ocra è vestita la mia terra
di raggi di sole ornata
nella sua povertà da regina indifesa.
Sono i suoi occhi, le sue braccia,
danzo nel vento
benedicendo con il sudore
il sorriso nascosto dietro un tozzo di pane.
La mia terra ove ho le mie radici,
il mio posto nel mondo…
mi dicono che la gioventù ha l’oro in bocca
e salde speranze per approdare
a nuove danze del destino.
Terra, madre mia, da fanciullo integro
e colmo dei tuoi profumi mi immolo
nel tempo sommerso di sangue e botte,
di lacrime trattenute nell’abbraccio
di un cuore che prega ed ama.
La mia umanità è nell’occhio vigile
di un mondo che non si arrende
al torpore di una fratellanza dissoluta.
Sono qui, il cielo mi sorregge,
il fiore dei ricordi è il mio spirito guida.
Fratello dammi la mano,
cantiamo a suon di djembés,
i colori caldi del tuo aiuto
saranno la mia forza,
il protea s’illuminerà di una nuova aura,
luce di vita abbagliare il nero ringhio,
perché il mondo ha ancora bisogno di me.
M. F.
Per tutti quei migranti che pur avendo vissuto l’inferno ci insegnano i valori della vita con semplicità ed ingenua immensa bontà🤍
Per i nostri meravigliosi corsisti…🤍
Monica Fornelli
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